Aldo Moro va ricordato vivo, da lui una politica per la pace

 

Roma, 8 mag. – “Aldo Moro va ricordato vivo. Non sempre imprigionato in quel malefico portabagagli e confinato esclusivamente nell’arco di 55 stramaledetti giorni, ignorando completamente il cammino di vita che lo ha portato fino a quell’ignobile 16 marzo 1978. Aldo Moro va ricordato vivo e vivente, soprattutto oggi, a maggior ragione oggi”. È quanto scrive in una nota Luca Moro, nipote di Aldo Moro, nell’anniversario dell’assassinio del presidente della Dc, in via Caetani a Roma.

“Aldo Moro è stato ucciso per il modo in cui ha vissuto, è stato ucciso per le sue idee, è stato ucciso per il suo insegnamento, è stato ucciso per la sua luminosa e straordinaria bontà, è stato ucciso perché sapeva unire i cuori della gente e far convergere, fino all’unità, idee contrastanti. È stato ucciso perché costruiva la pace. E adesso tutti quanti vediamo e viviamo gli effetti dell’assenza di chi, con la propria politica, avrebbe impedito gli orrori della guerra, della sopraffazione, della cattiveria, dell’odio. Avrebbe impedito la deriva di questo mondo ormai frantumato dalla violenza”.

“Vorrei oggi riportare un bellissimo passaggio di una delle lezioni di filosofia del diritto di mio nonno, che è un inno alla vita. Nella speranza che l’amore, la luce, la verità e la sconfinata bellezza e poesia delle parole di quel giovane Aldo Moro emozionino i vostri cuori, vi commuovano nel profondo e vi facciano riflettere, mettendole a confronto con l’orrore del mondo odierno. Se mai nella vita dovesse tornare un altro Aldo Moro, allora, a nessun titolo, a nessun costo e per nessuna ragione, andrebbe lasciato andare a morire in quel modo orribile e impietoso e, per giunta, abbandonato da tutti. Perché quell’uomo, proprio quell’uomo lì, sarebbe stato colui il quale avrebbe impedito che le porte dell’inferno si aprissero qui sulla terra… E adesso, a noi tutti, le conseguenze devastanti di quel delitto di abbandono”.

“Può dirsi allora in conclusione – aggiunge Luca Moro, citando una delle lezioni di filosofia del diritto di Aldo Moro – che questa, che vorremmo chiamare fede nella gioia che traspare in ogni dolore umano nella vita etica, questa credenza, questa attesa ansiosa della verità, della bontà, del valore e perciò della razionalità della vita, è la sola e vera molla potente che spinge all’azione; che dà la possibilità di accettare e compiere gioiosamente, in ogni circostanza, il dovere di vivere. Il quale, è chiaro, per chi intenda a fondo le cose, non è già dovere duramente costruttivo, ma appunto rivelazione di quell’amabile verità che deve essere realizzata. Certo è solo questa serena coscienza di una verità e di una gioia, che accompagnano immancabilmente la vita, che dà significato e valore a ogni vicenda lieta e triste e, inserendo appunto ogni esperienza nell’assoluto e nell’eterno, in cui essa è per essere nella verità, toglie l’inganno del tempo che travolge ogni cosa, perché quello che è stato nella verità, è. Per ciò è bello vivere”.